20/feb/2010

Feabrizio De Andrè

In questi giorni in cui ci viene propinato un Sanremo scevro da ogni parvenza di serietà musicale,
io mi rifugio in te. Fabrizio.

Mi rifugio nelle note della tua Musica, quella con la M maiuscola.
Quella che trasmette emozioni, di cui bastano poche note accennate per esserne già innamorati e rapiti.
La Musica che si riconosce da lontano, anche se deformata dal vento che la porta per le strade.

Mi rifugio nella tua Poesia, nelle tue parole mai banali, mai semplici.
Nei tuoi testi carichi di vero significato, in cui l'amore non è solo un sentimento ma è vita vissuta.
In cui la vita non è solo teoria ma esperienza diretta.
In cui il pensiero non è fatto di scialbi luoghi comuni ma di profonda ragione e sentimento.

Affido il mio cuore alle tue canzoni che scaldano l'anima.
Le tue canzoni che mi rammentano calde notti d'estate.
Un concerto. Una piazza. Una buona compagnia. Magari una birra.
Notti che non ho vissuto. Io che ho visto la mia prima estate troppo tardi.
Io che non ti ho vissuto se non indirettamente, attraverso uno schermo o un altoparlante.
Io che non ho mai goduto della tua Musica se non accompagnata da un'ombra di malinconia e rimpianto.
Alle volte mi accompagna anche la rabbia per ciò che musicalmente mi circonda ora.
Anche il meno peggio cos'è se non bieca imitazione di quella che è stata Grande Musica?

Mi manca il più grande poeta e cantastorie. Ed è per me intollerabile.

Mi manchi Fabrizio.

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